Che caduta verticale per Ottavio Confini! Da Altezza Reale a mendicante in stracci, la trasformazione è scioccante. Eppure, c'è una dignità nel modo in cui accetta la ciotola di Elena. La scena in strada, con Nino Vitali che lo guarda con pietà, mostra quanto sia crudele il destino. Io, la regina ci insegna che la corona è pesante, ma la povertà lo è ancora di più.
Non riesco a togliermi dalla testa lo sguardo di Claudia Zola quando i dolci rotolano nella polvere. È un mix di rabbia e vergogna che brucia più del fuoco. Flavia Rinaldi ha vinto questo round, ma a che prezzo? La dinamica tra madre e figlia del Prefetto è complessa e dolorosa. In Io, la regina, ogni gesto ha un peso specifico enorme.
Elena Rinaldi è il vero enigma di questa storia. La sua espressione mentre porge il cibo al principe decaduto dice tutto e niente. C'è compassione, ma anche una strana soddisfazione nel vedere caduti i potenti. La sua posizione di taverniera le permette di osservare senza essere vista. Io, la regina dipinge un ritratto femminile di straordinaria profondità psicologica.
Il momento in cui Ottavio Confini si guarda nello specchietto d'oro è straziante. Vedere il proprio riflesso sporco e trasandato deve essere una tortura peggiore della fame. Nino Vitali assiste impotente a questa decomposizione dell'ego regale. La regia di Io, la regina usa oggetti semplici per raccontare tragedie immense.
Flavia Rinaldi si muove nel cortile come una predatrice elegante. Ogni suo passo è calcolato per massimizzare l'umiliazione degli avversari. La reazione di Eleonora Rossi, che cerca di mantenere la compostezza mentre il mondo crolla, è da Oscar. In Io, la regina, il vero campo di battaglia è il salotto del tè.